Pubblicità famose: il toro di Osborne

Lo ha disegnato Manolo Prieto per l’agenzia pubblicitaria Azor, che trovò non poche difficoltà prima di riuscire a convincere i vertici dell’azienda Osborne, sull’efficacia della campagna pubblicitaria: legare il nome della cantina alla figura stilizzata di un toro.

Dalla famosa cantina di El Puerto de Santa Maria, diventata celebre per il proprio sherry storcevano il naso,  temendo che il pensiero andasse agli allevamenti taurini. Una volta che Prieto riuscì a convincerli della bontà dell’idea, iniziò la distribuzione dei tori, alti inizialmente 4 metri fino ad arrivare alla ragguardevole misura di 14 metri, lungo tutte le principali strade di Spagna.

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Oggi ne rimangono una novantina dei cinquecento iniziali, comunque distribuiti abbastanza capillarmente, ad eccezione fatta per la Murcia la Cantabia, la Ceuta, la Galizia e la Catalogna che lo ha bandito considerandolo un simbolo del colonialismo castillano.
A  chi lo ha messo al bando, fa da contraltare chi ancora oggi lo vuole. Infatti nel 2011 il toro di Osborne ha varcato il Mediterraneo per essere installato a Melilla, enclave spagnola in terra africana. Lo possiamo trovare sull’altura del quartiere di Cabrerizas grazie ad una petizione popolare lanciata da una radio locale.

Nel 1994 il toro di Osborne rischiò di scomparire da tutta la Spagna, a causa di una legge che proibiva la presenza di pubblicità lungo le autostrade. Si verificarono sollevazioni popolari con raccolta di firme e petizioni: alla fine il toro di Osborne ottenne la certificazione di “valore estetico e popolare, per aver superato i confini strettamente commerciali ed essersi integrato nel paesaggio”. L’unica condizione fu quella di far scomparire la scritta Osborne , che allora risaltava in bianco sulla silhouette del toro.
Il marchio era così ben radicato nell’immaginario collettivo che non era necessario ricordare il nome del prodotto.

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Come un toro  nell’arena.

Così anche quello di Osborne venne “indultato” (come i tori veri) già nel lontano 1962 quando un’altra legge impose una distanza minima di 125 metri dalle strade nazionali: fu da allora che la silhouette crebbe a dismisura raggiungendo gli attuali 14 metri e successivamente strategicamente posizionata sulla sommità di una collina per essere meglio visibile dagli automobilisti.

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Una campagna nella campagna.

Come avrebbe potuto rimanere immune dagli attacchi dei writers, un toro che vanta le ragguardevoli dimensioni di un palazzo di quattro piani? Certo che no!
E allora ecco che  Greenpeace sceglie il toro situato vicino all’autostrada A1, poco fuori Madrid, per la propria campagna contro le emissioni nocive da parte delle automobili disegnando una mascherina sul muso dell’animale e appendendo un cartello con la scritta “Stop CO2”.
A Maiorca , tra Algalda e Montuiri una bella mattina, il toro si è svegliato dipinto con i colori dell’arcobaleno: bandiera pacidista o icona gay?  L’artista di Caveres Javier Figueredo ha trasformato il toro della statale 630 in una mucca pezzata nera con tanti di mammelle. Ma non solo: la Osborne ha concesso l’utilizzo della celebre silhouette ad artisti di chiara fama per una campagna per la lotto contro la fame, con opere messe all’asta nel corso di una tournee negli Stati Uniti.

La Osborne è così diventata famosa grazie al suo toro, ma Manolo Prieto – il suo disegnatore – no. E nemmeno è diventato ricco. “Mio padre diceva sempre scherzando che se l’avesse disegnato negli Stati Uniti ora vivremmo tutti di rendita” ha confessato un giorno il figlio Manuel.

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